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Italia, il paese con la più alta crescita di Internet

Secondo comScore il paese europeo con la più alta crescita di utenti Internet sarebbe l’Italia. Stando al sito di rilevazioni online tra l’aprile 2011 e l’aprile 2012, l’Italia ha registrato la più alta crescita del continente europeo con un tasso del 24%, posizionandosi quarta nella lista mondiale dei paesi a più alto sviluppo del web.

 

 

La crescita degli utenti online è invece vista in modo più conservativo da eMarketer, stimando che il numero di utenti Internet in Italia aumenterà nel 2012 solo del 4,3%, rispetto al 2011. A segnare la differenza nelle stime sono i dati presi in considerazione dalle due società.

 

Mentre comScore guarda al traffico Internet in generale, che implica un doppio conteggio relativamente agli utenti che accedono sia dall’ufficio lavoro che da casa, eMarketer conta gli utenti individuali indipendentemente dal luogo di accesso.

 

In entrambi i casi un elemento chiave della crescita sarà rappresentato dagli utenti in mobilità. L’accesso al web da cellulari e tablet si sta facendo strada tra i consumatori italiani ed eMarketer stima che la penetrazione di internet mobile raggiungerà un terzo di tutti gli utenti di telefonia mobile nel 2012, rispetto al 26% di penetrazione rilevato nel 2011.

 

Il cambiamento del consumatore sociale italiano

Le problematiche che affliggono la nostra società hanno un impatto determinante sulle dinamiche di consumo delle persone, andando spesso a creare dicotomie nel comportamento e nella percezione dei consumatori.

 

In Italia, ad esempio, solamente il 44% cittadini è dedito ad attività di responsabilità sociale. Allo stesso tempo però, data una parità di qualità e prezzo, più della metà degli italiani (63%) effettua i propri acquisti tenendo in considerazione l’attività sociale delle aziende produttrici.

 

 

Ecco come la dinamica sociale diventa automaticamente un fattore ben più importante rispetto ad altri, come ad esempio la fedeltà verso il brand, indicato dai consumatori solo nel 21% dei casi, o del design e dell’innovazione, segnalato dal 16% degli intervistati.

 

E’ quanto emerge dallo studio “Goodpurpose 2012” condotto dalla società di ricerche di mercato di Edelman StrategyOne. La ricerca ha coinvolto 16 Paesi in cui sono stati intervistati 8000 consumatori aventi più di 18 anni.

 

 

La ricerca prende in considerazione anche gli effetti della crisi confrontando i dati di ciascuna nazione con la media globale. Scopriamo dunque come:

 

- la quasi totalità degli italiani (93%) risente gli effetti della crisi economica, con un valore al di sopra di quanto rilevato dalla media mondiale (85%).

 

- il 62% dei consumatori italiani ha ridotto i consumi non strettamente necessari, contro il 51% della media globale

 

- il 46% ha interrotto i risparmi, un valore quasi doppio rispetto alla media globale (28%)

 

- circa la metà dei consumatori italiani (55%) ritiene che sia compito del governo risolvere i problemi sociali, una stima in linea con la rilevazione mondiale (54%)

 

Guardando alla lista di priorità dei consumatori italiani, tra le prime tre vediamo come:

 

1) l’87% è interessato alla protezione dell’ambiente in cui viviamo (dato che segna un calo rispetto al 95% del 2007)

 

2) il 79% invece è preoccupato per la lotta alla violenza e agli abusi in famiglia

 

3) il 78% degli italiani guardano al miglioramento del sistema sanitario

 

Come accennato all’inizio, l’insieme dati rilevati contribuiscono a modificare l’atteggiamento del consumatore italiano in tema di impegno sociale, da cui derivano i cambiamenti nelle abitudini consumo:

 

- il 74% degli italiani consiglierebbe prodotti di aziende impegnate nel sociale

 

- il 71% comprerebbe un prodotto o un servizio realizzati da tali aziende

 

- e il 78% lascerebbe un brand conosciuto per un brand competitor se solo fosse impegnato in scopi sociali

 

 

Italia in coda all’e-commerce europeo

L’Italia si posiziona ultima, o quasi (davanti solo alla Romania) nella lista dei paesi europei dove l’e-commerce è maggiormente sviluppato. Sono il 5% le aziende italiane che vendono online contro una media europea del 15%. Senza contare la Norvegia che con il 36% domina i vertici della classifica.

 

In particolare, a registrare una forte distanza nell’integrazione dell’e-commerce rispetto ai colleghi europei sono le piccole e media imprese nostrane. Questi i dati presentati da Between, durante la seconda edizione dell’evento internazionale “State of The Net” svoltosi lo scorso giugno e dedicato all’e-commerce e ad Internet.

 

 

Non mancano però le buone notizie. Malgrado le ampie carenze nel sistema digitale le prospettive appaiono piuttosto interessanti visti anche i risultati ottenuti nello scorso 2011, con una crescita del 19% nelle vendite online.

 

Una premessa che trova solidità nelle previsioni di crescita del settore che entro il 2015 raddoppierà i volumi passando da 1,5 miliardi di euro nel 2012 a 3 miliardi di euro nel 2015.

 

L’analisi si sofferma anche sui fattori determinanti che sostengono l’evoluzione, vale a dire fattori come:

 

-       la maggior fiducia nei confronti dei pagamenti online: già nel 2011 le transazioni digitali avvenivano tramite carta prepagata (50%), Paypal o analoghi (30%) e bonifico online (8%)

 

-       l’acquisto attraverso i device mobili: che anticipano il sopravvento dell’m-commerce sull’e-commerce entro il 2014

 

-       la frequenza di acquisto in mobilità: ad oggi il 25% degli utenti ha acquistato almeno un prodotto o servizio on line via smartphone mentre il 59% dell’utenza acquista da cellulare almeno una volta al mese

 

-       l’ampliamento dei canali di vendita online: sito aziendale, social network e blog

 

-       e infine, la forte inclinazione all’acquisto di community online