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“Contagious!” con Jonah Berger: le nostre impressioni sull’evento

Contagious

Lo scorso 4 luglio si è tenuto alla LUISS l’evento “Contagious!” con Jonah Berger, che per la prima volta è stato ospite in una università italiana per parlare dei suoi “stepps”.

Di Jonah Berger e delle sue teorie noi abbiamo già parlato, ma certo una personalità come quella di Berger non si esaurisce e non si spiega riassumendo brevemente ciò che ha scritto in un libro di successo. Dal momento che all’evento eravamo presenti, è stato interessante osservare Berger e notare come è riuscito ad applicare al suo intervento le stesse teorie che gli hanno regalato tanta fama.
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I cinque grandi trend del consumo che stanno cambiando il mondo

Da quando è al timone Muhtar Kent, CEO di Coca Cola ha saputo conferire ulteriore slancio alla grande multi nazione delle bibite. Ma secondo Kent più l’azienda cresce e più deve tenere il passo con il consumatore in continua evoluzione.

 

 

In un recente articolo per la BBC, Kent cita cinque tendenze globali estratte da un rapporto di Consumer Goods Forum sulla “Catena del Valore Futuro” e sottolinea come siano di fondamentale importanza per il futuro di merci al dettaglio e dei consumatori:

 

  1. L’urbanizzazione di massa. Gli spostamenti nelle città sta causando problemi logistici per i rivenditori e le aziende di beni di consumo

 

  1. L’invecchiamento della popolazione. Qui ci sono grandi opportunità dal momento che i consumatori più anziani dispongono di un reddito maggiore

 

  1. L’ascesa della classe media globale. Altra grande opportunità di crescita accompagnata però da tensioni sulla disponibilità delle risorse

 

  1. Le persone si preoccupano della sostenibilità. La tematica del green e dell’ambiente si è trasformata in un modo intelligente di fare business

 

  1. La tecnologia sta cambiando le aspettative. E di conseguenza tutta l’esperienza di acquisto digitale

 

I prossimi dieci anni saranno dunque determinanti per il successo o il fallimento di rivenditori e aziende di beni di consumo, i cui risultati saranno misurati dalla velocità e dalla accuratezza con cui saranno in grado di adattarsi al cambiamento a tutti i livelli  globale, nazionale, locale e personale.

 

Per riuscire a rimanere flessibili e rispondere ai rapidi cambiamenti le aziende avranno bisogno sia della struttura organizzativa che della cultura e della leadership

 

Il sentiment dei consumatori in-store, online e mobile

Nielsen ha condotto una ricerca sulle preferenze di acquisto dei consumatori americani nei confronti dei luoghi, fisici e virtuali, in cui spendere il proprio denaro.

 

Tra le tre opzioni presentate, ovvero l’acquisto in negozio, su siti online o da cellulari la risposta è stata un clamoroso “dipende”.

 

L’online risulta essere il favorito dal 59% degli intervistati, che lo definiscono anche il canale di acquisto “più semplice” (68%) e “più conveniente” (68%). In tema di fiducia però i negozi tradizionali hanno la meglio, poiché i consumatori li ritengono “più affidabile” (69%) e “più sicuri” (77%).

 

Per quanto riguarda invece il canale mobile, data la “giovane età” dovuta alla recente immissione nei settore dei canali di acquisto, si è posizionato terzo rispetto a tutte le misurazioni, essendo definito “più conveniente” solo dal 38% degli acquirenti e “più semplice” dal 27%.

 

 

Il cambiamento del consumatore sociale italiano

Le problematiche che affliggono la nostra società hanno un impatto determinante sulle dinamiche di consumo delle persone, andando spesso a creare dicotomie nel comportamento e nella percezione dei consumatori.

 

In Italia, ad esempio, solamente il 44% cittadini è dedito ad attività di responsabilità sociale. Allo stesso tempo però, data una parità di qualità e prezzo, più della metà degli italiani (63%) effettua i propri acquisti tenendo in considerazione l’attività sociale delle aziende produttrici.

 

 

Ecco come la dinamica sociale diventa automaticamente un fattore ben più importante rispetto ad altri, come ad esempio la fedeltà verso il brand, indicato dai consumatori solo nel 21% dei casi, o del design e dell’innovazione, segnalato dal 16% degli intervistati.

 

E’ quanto emerge dallo studio “Goodpurpose 2012” condotto dalla società di ricerche di mercato di Edelman StrategyOne. La ricerca ha coinvolto 16 Paesi in cui sono stati intervistati 8000 consumatori aventi più di 18 anni.

 

 

La ricerca prende in considerazione anche gli effetti della crisi confrontando i dati di ciascuna nazione con la media globale. Scopriamo dunque come:

 

- la quasi totalità degli italiani (93%) risente gli effetti della crisi economica, con un valore al di sopra di quanto rilevato dalla media mondiale (85%).

 

- il 62% dei consumatori italiani ha ridotto i consumi non strettamente necessari, contro il 51% della media globale

 

- il 46% ha interrotto i risparmi, un valore quasi doppio rispetto alla media globale (28%)

 

- circa la metà dei consumatori italiani (55%) ritiene che sia compito del governo risolvere i problemi sociali, una stima in linea con la rilevazione mondiale (54%)

 

Guardando alla lista di priorità dei consumatori italiani, tra le prime tre vediamo come:

 

1) l’87% è interessato alla protezione dell’ambiente in cui viviamo (dato che segna un calo rispetto al 95% del 2007)

 

2) il 79% invece è preoccupato per la lotta alla violenza e agli abusi in famiglia

 

3) il 78% degli italiani guardano al miglioramento del sistema sanitario

 

Come accennato all’inizio, l’insieme dati rilevati contribuiscono a modificare l’atteggiamento del consumatore italiano in tema di impegno sociale, da cui derivano i cambiamenti nelle abitudini consumo:

 

- il 74% degli italiani consiglierebbe prodotti di aziende impegnate nel sociale

 

- il 71% comprerebbe un prodotto o un servizio realizzati da tali aziende

 

- e il 78% lascerebbe un brand conosciuto per un brand competitor se solo fosse impegnato in scopi sociali