I customer giudicano la tua comunicazione: PittaRosso docet

PittaRosso

Un’immagine tratta dallo spot di PittaRosso

Abbiamo già detto che i consumer sono diventati “prosumer”, che sanno essere parte attiva e proattiva nel dialogo con i brand e che sono capaci di assumere un atteggiamento critico verso le loro varie attività, che risultano spesso ampiamente commentate sui social.

Un ulteriore e recentissimo esempio è dato dalla nuova campagna di Pittarello Rosso, che diventato PittaRosso si è presentato con la sua nuova veste in uno spot che ha per protagonista la notissima Simona Ventura. Lo spot, in questi giorni sugli schermi e diffuso sul web, ha scatenato un incredibile numero di polemiche e di commenti sui social.

Nulla è passato inosservato: gli utenti hanno criticato il claim (“PittaRosso, scarpe a più non posso”) ritenuto banale, hanno parlato aspramente delle scarpe rosse indossate nello spot e giudicate come un inutile utilizzo di un simbolo della lotta al femminicidio e hanno letteralmente sezionato i vari elementi del video dando un giudizio complessivo davvero basso. Non è sfuggito neppure il confronto con lo spot precedente, improntato sullo stile dello storytelling e che vedeva come protagonista la famiglia Cappi, intorno alla quale si era creato un dinamico fermento di follower e apprezzamenti.

Il primo spunto interessante prende le file proprio da questo: come mai c’è stata una tale inversione di rotta nello stile dato alla comunicazione? Non si può fare a meno di notare che sono tante in questo periodo le “star” che prestano il loro volto alle campagne pubblicitarie nostrane: l’attore Antonio Banderas ha ricevuto la sua parte di critiche e lazzi per i dialoghi con la gallina Rosita per gli spot Mulino Bianco, Shakira ha lasciato tutti stupiti per le sue danze in nome del bifidus nello spot di Activia e Kevin Kostner ha messo da parte il suo premio Oscar e ha preso parte al più prosaico spot del tonno Rio Mare (tristemente irreperibile sul web).

Ovviamente il tentativo è quello di convogliare la fama dei personaggi protagonisti degli spot sui prodotti venduti e di rimanere impressi nella mente di chi guarda. La tattica, però, non sembra funzionare al meglio. Sarebbe stata probabilmente perfetta fino a qualche tempo fa, azzeccatissima ad esempio quando una bellissima Megan Gale era protagonista degli spot Vodafone (che comunque ebbero il merito di imbastire delle micro-storie intorno al fascino della protagonista). Tuttavia, l’evoluzione dei consumer, la loro maggiore consapevolezza e le nuove possibilità comunicative offerte dai social hanno cambiato radicalmente la situazione. Meglio puntare sul coinvolgimento piuttosto che sulla fama gratuita: meglio la famiglia Cappi che il flash mob con Simona Ventura, almeno secondo i consumatori.

Secondo spunto interessante è dato dalla gestione che PittaRosso ha avuto sui social in merito alla miriade di commenti che ha suscitato: un totale silenzio. Ciò che si nota è che negli account Facebook e Twitter ufficiali non si leggono commenti negativi sotto i post che annunciano l’uscita dello spot. Commenti ironici si vedono nella sezione “Post recenti di altri utenti su PittaRosso”, ma sono privi di risposta.

Che dire? Forse si teme che anche una sola risposta data meno che bene potrebbe essere controproducente, forse non è questo il momento per inserirsi in un dialogo con un’azione di real time marketing, o forse dopo un investimento in uno spot che di sicuro ha avuto il suo costo ci si accontenta almeno del clamore che ha suscitato. È ancora vero che “Bene o male, purché se ne parli”?

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