Social media marketing: anche le emozioni diventano business

La storia dei Social Media

C’è stato un tempo, ormai lontano, in cui le emozioni erano vissute in una sfera privata e condivise con moderazione, solo con pochi e selezionati intimi. Poi è arrivato il web e il mondo è cambiato in modo profondo e irreversibile.

Tutto è iniziato in sordina. Nel 1994 è nato Geocities, il primo embrione di social network, seguito da SixDegrees nel 1997, che per primo ha consentito la creazione di un account e di una rete di amici. Negli anni 2000 sono poi arrivati Friendster, MySpace e, come è noto, Facebook, che dal 2003 a oggi è diventato il re dei social network.

I brand, ovviamente, non si sono fatti sfuggire il cambiamento e le opportunità che questo offriva: sono entrati nel mondo social e hanno imparato a utilizzarlo a proprio vantaggio. Con i social agevolano le attività di customer care e fidelizzazione dei clienti e portano avanti le strategie di emotional marketing o emotional branding, facendo leva sulle emozioni che spesso inconsapevolmente manifestiamo e che tanto ci possono influenzare nelle nostre decisioni di acquisto.

E sono proprio le emozioni ad essere ormai un business: sono allettanti per le aziende, che le utilizzano nei modi più differenti.

Facebook, non a caso, si sta impegnando nel deep learning, con l’intento di capire meglio ciò che postiamo sulle sue pagine: non bastano le keyword e gli hashtag, lo scopo è quello di arrivare in modo automatico a cogliere i sottintesi, l’ironia e il non detto, leggendo tra le righe. Perché? Certo non per interesse spassionato per il nostro stato d’animo, ma per poter giungere a una profilazione sempre più precisa, per la quale i brand sarebbero disposti a importanti investimenti pubblicitari.

Instagram, a sua volta, nato come spazio di condivisione delle immagini più belle che chiunque grazie ad uno smartphone poteva scattare, è diventato un importante angolo di business e ad oggi il 40% dei video più condivisi proviene da un brand. Certo non è casuale: i brand studiano immagini e video in modo che possano suscitare in noi delle sensazioni, ci spingono a condividerle e a diventare ambasciatori inconsapevoli di un trend, di un’iniziativa o di un brand. La nuova frontiera? Su Instagram non solo ci saranno le immagini create dai brand, ma ci saranno le immagini sponsorizzate. A fare da apripista sarà l’America, dove il 18% degli adulti che utilizza il cellulare ha scaricato la celebre app e ci si aspetta ora di vedere quando la pubblicità su Instagram si estenderà oltre il nuovo continente. I brand pagheranno per  poterci mostrare le loro immagini e il loro ritorno sarà non solo in termini di vendite, ma anche di reputation e di brand awareness.

I social insomma, non sono solo una delle nostre finestre sul mondo, ma anche il punto di osservazione privilegiato da cui i brand traggono importanti considerazioni sui nostri gusti, le nostre opinioni e le nostre preferenze.

Chi vuole tenersi al passo, deve pensare che il business del futuro sarà fatto soprattutto da questo: emozione ed esperienza. Le emozioni dei consumatori aiuteranno a inserirli in un target e questo consentirà di garantire loro la migliore brand experience possibile.

Del resto, come diceva Peter Drucker “La cosa più importante della comunicazione è ascoltare ciò che non viene detto”.

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