Anche la birra vuole la sua reputation

Buddy Cups di Budweiser

Buddy Cups di Budweiser

In un mondo in cui l’offerta globale ha allargato le opportunità di chi acquista e aumentato il rischio di concorrenza di chi vende, bisogna faticare non poco per trovare il modo di emergere e di distinguersi, così da garantire la soddisfazione dei clienti e il successo del proprio business.

Ora, infatti, offrire un buon prodotto non basta e le nuove partite tra grandi concorrenti si giocano a colpi di social e creatività. Non basta neppure avere uno di quei classici prodotti che “si vendono da soli” per poter stare tranquilli e solo chi riesce a creare la migliore interazione con i propri utenti e ad attrarli a prescindere dalla concreta esperienza d’uso avrà un esito soddisfacente.

Si potrebbe pensare, ad esempio, che una bella birra con un nome già famoso non abbia bisogno di grandi iniziative per mantenere la sua posizione, ma questa convinzione viene smentita dalle attività che diversi marchi hanno portato o stanno portando avanti e che sono anche ottimi esempi di attenzione per l’interazione con i clienti.

In principio fu la Corona, che un paio di anni fa aveva deciso di utilizzare Facebook per proporre ai suoi utenti un’esperienza che per il brand si trasformava in una originale e riuscitissima pubblicità: una volta diventati fan della pagina, si poteva vedere la propria immagine in un cartellone pubblicitario di Times Square appositamente allestito per l’evento. Partecipazione e interazione hanno generato un passaparola di enorme portata e la campagna è ancora oggi ricordata come una delle iniziative social di maggiore successo.

È stata poi la volta della Budweiser, che pochi mesi fa ha messo su un interessante incontro tra vecchi e nuovi modi di socializzare con le “Buddy Cups”, dei bicchieri per la birra con integrato un chip che toccandosi l’un l’altro per il classico brindisi fanno sì che gli utilizzatori diventino amici su Facebook.

La birra Guinness, invece, ha sfruttato la calura estiva di agosto per proporre ai suoi avventori la possibilità di vincere una pinta di birra in omaggio toccando con lo smartphone il logo Guinnes sugli spillatori installati ad hoc nei locali selezionati. Attività veloce volta a ottenere un aumento delle vendite e una significativa interazione attraverso il mobile.

La birra Heineken, una delle bionde più amate che si conoscano, ha cercato una strada alternativa e ha scelto Instagram per interagire con i suoi utenti, ma ha deciso di andare oltre il classico foto content e di creare una vera e propria caccia al tesoro: attraverso degli indizi seminati qua e là, gli utenti devono identificare una persona in una tribuna virtuale formata da più di 200 foto. Lo scopo? Vincere un biglietto per la finale degli US Open di quest’anno. L’idea vincente? Usare Instagram in modo semplice, ma originale e divertente e attrarre così i fan.

L’ultima trovata in ordine di tempo è quella della birra Stella Artois, che pochi giorni fa ha lanciato un’applicazione che in funziona in modo immediato ed efficace: chi si iscrive all’applicazione può condividere con gli amici su Facebook un voucher che permette di ritirare una birra omaggio nelle postazioni autorizzate della loro zona di appartenenza. Phil Pick, marketing manager di Stella Artois, ha specificato che l’obiettivo di questa app è quello di favorire l’unità e la coesione della community e di spingere sempre più persone a gustare la bontà del loro prodotto.

Diversi marchi, diversi esempi e diversi approcci, tutti volti al coinvolgimento, all’interazione e all’unione del mondo social con quello reale. Uno scopo comune a chiunque tenga alla propria presenza e alla sua reputation online.

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