Dallo showrooming al reverse commerce: dizionario dello shopping di domani

showroomingQuando i numeri relativi all’ecommerce hanno iniziato a diventare consistenti, accanto all’ovvia soddisfazione degli operatori dello shopping online si è affacciata la preoccupazione dei venditori offline, che vedevano minato il loro business da un fenomeno che, è stato subito chiaro, non era destinato a essere passeggero.

Proprio a seguito di questa preoccupazione è stato coniato il termine “showrooming”, parola che indica il comportamento dei clienti che visitano un negozio fisico, cercano un prodotto di loro interesse e dopo averlo visto e toccato con mano lo acquistano comodamente online da casa, magari a un prezzo più basso.

Contrariamente a quanto si pensava all’inizio, tuttavia, lo showrooming non ha portato a una fine lenta e inesorabile dei negozi fisici. Gli utenti, le cui scelte e intenzioni influenzano qualsiasi attività di business, hanno deciso diversamente e hanno fatto sì che questo non accadesse, determinando una sorta di inversione di tendenza. Si è infatti creata l’emblematica definizione di “reverse showrooming”, ossia “showrooming inverso”, che definisce l’atteggiamento dei clienti che cercano online i prodotti, li comparano, leggono i feedback che li riguardano e poi vanno a effettuare l’acquisto finale offline.

Dallo showrooming al reverse showrooming, quindi.  Quale la prossima evoluzione? Per rispondere è necessario cercare di immaginare e di prevedere quale sarà il comportamento dei clienti nel prossimo futuro, che cosa cercheranno per la loro esperienza di shopping e quali saranno gli strumenti e i mezzi che preferiranno.

Quello che si prospetta è innanzitutto uno scenario basato sulla coesistenza, come già avevamo avuto modo di affermare. Se questo non bastasse a dare un’idea adeguata della situazione, ci si può spingere ancora oltre e approfondire una nuova definizione che è stata data recentemente, ossia quella di “reverse commerce“, diffusa dall’ingegnere Maurizio Motta, amministratore delegato di Mediamarket, per spiegare non solo il nuovo indirizzo della sua società, ma anche il nuovo corso dell’ecommerce.

Parlare di reverse commerce significa riferirsi al fatto che lo shopping offline non sarà surclassato da quello online, che a sua volta non sarà semplicemente completato da quello fisico: accadrà piuttosto che il negozio fisico si potrà appoggiare a quello online e il negozio online si potrà appoggiare a quello fisico, per ottenere una reciprocità che andrà a giovamento dell’attività di acquisto dell’utente finale.

Il cliente che preferisce recarsi in un punto vendita fisico potrà continuare a farlo. Tuttavia, nel momento in cui dovesse ad esempio scegliere un prodotto non disponibile oppure dovesse avere necessità di personalizzarlo, potrà ordinarlo e farlo arrivare in negozio o a casa attraverso l’ecommerce, che si metterà quindi al suo servizio e completerà al meglio la sua esperienza di shopping.
Allo stesso modo, chi ama la comodità dello shopping online potrà continuare a dilettarsi tra gli scaffali virtuali ma, qualora ricevesse un prodotto non conforme alle sue aspettative, potrebbe fare riferimento a un negozio fisico per la sostituzione o la restituzione, se lo trovasse più comodo.

Lo shopping online e lo shoppping offline sono sempre state due facce della stessa medaglia e ora sono probabilmente destinati a fondersi per incontrare le aspettative variegate e particolari di un pubblico sempre più smart. Che desidera non adeguarsi a ciò che ha intorno ma vedere che ciò che ha intorno può adattarsi pian piano alle sue necessità.

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