La Pepsi Like Machine

Social commerce: la forza delle recensioni certificate e del dialogo con utenti reali

La Pepsi Like Machine

La Pepsi Like Machine

Il social commerce sarà l’ecommerce del futuro, su questo c’è ormai unanime accordo. E c’è anche accordo sul fatto che i brand hanno necessità di trovare il giusto modo di adattarsi alla nuova realtà. Per farlo devono gestire la propria reputazione online, stimolare il dialogo con utenti reali e farlo attraverso mezzi che li possano aiutare, come le recensioni certificate.

Le recensioni certificate, infatti, costituiscono un’interazione con clienti veri, che forniscono un’opinione che può essere mostrata su più canali e che così riescono a “parlare” con l’azienda, a conoscerla e a farla conoscere meglio. Questo è fondamentale soprattutto nel mondo del web in generale e dell’ecommerce in particolare, dove è facile che le informazioni si disperdano e perdano di efficacia.

Tuttavia, nonostante sia ormai evidente il bisogno di fare leva e affidamento sulle persone vere che si celano dietro gli acquisti online, dietro i commenti sui social network e dietro i customer feedback, ancora le aziende cercano il modo di aggirare o manipolare il rapporto diretto con i clienti.

Social commerce: le “terze vie” cercate dai brand

I brand hanno capito quale sia l’importanza del social commerce, quanto peso abbiano le interazioni sui social media e il possesso dei dati degli utenti e pur di ottenere un maggiore seguito sono disposti a utilizzare delle scorciatoie.

Degli ultimi giorni è ad esempio la notizia che Pepsi ha messo ad Anversa una “Like Machine”: ci si collega a Facebook con lo smartphone o la macchina, si clicca Mi piace sulla pagina di Pepsi e si ritira una bella lattina di bibita fresca, pagata con i propri dati personali anziché con le monete. Questa macchina ha successo? Dipende dai punti di vista: i “Mi piace” arrivano grazie alla forza di attrazione del prodotto offerto gratuitamente, ma fino a che punto questo si può considerare un risultato?

Ancora si può citare l’esempio dei profili fake, che su Twitter rappresenterebbero addirittura il 4% del totale, secondo una ricerca dei due italiani Carlo De Micheli e Andrea Stroppa. Se ci si chiede che importanza possano avere degli account fasulli, basti pensare che c’è addirittura chi vende dei pacchetti di falsi profili, con una media di 18$ per 1000 follower. Gli acquirenti possono essere i più diversi, tutti riuniti dall’intento di ottenere credibilità sul social senza sforzo. Anche in questo caso, però, è la veridicità a premiare, soprattutto dal momento che gli utenti capiscono quando ci sono in atto manovre poco pulite.

Un esempio di cattiva gestione della reputation online a causa di strade troppo brevi cercate su Twitter è quella del politico americano Jared Polis: il suo account Twitter aveva una media di 15 nuovi follower al giorno, poi improvvisamente in un giorno ne ha ottenuto 20mila, per perderne poi 10mila pochi giorni dopo. Il caso è stato talmente eclatante che Polis ha rilasciato un’intervista al New York Times per fornire una spiegazione, dicendo di aver deciso di smettere di seguire alcuni utenti che poi avrebbero fatto lo stesso con lui: incredibile che abbia avuto il tempo di liberarsi di 10mila dei suoi following, no?

Altri casi “sempreverdi” sono quelli delle pagine fan su Facebook che promettono in regalo prodotti Apple in cambio di un like (e che si diffondono periodicamente grazie a utenti meno smaliziati di altri o più ottimisti di altri) o delle pagine che accumulano fan grazie ad argomenti facili da far piacere (svaghi, cibi o bevande, per esempio) per poi pubblicizzare prodotti o link che nulla hanno a che fare con il tema della pagina, causando irritazione nei fan più attenti.

Chiunque si avvicini al mondo del social commerce o del social media marketing, però, dovrebbe innanzitutto capire che come in tanti altri ambiti le vie più brevi non sono sempre le migliori: meglio impiegare più tempo ma costruire un rapporto solido con i propri utenti, improntato sulla reciproca fiducia e sulla verità; meglio meno fan, ma davvero interessati; meglio un’opinione negativa di un utente reale che una recensione positiva di un falso cliente.

Chi si occupa di social commerce ha come intento finale quello di migliorare le vendite anche grazie alla forza trainante dei social media o delle interazioni con gli utenti, ma quale utente finale farebbe mai un acquisto da qualcuno che scopre mentire o quale falso cliente aiuterà mai ad aumentare i tassi di conversione?

Leave a Reply

Your email address will not be published.

* Copy This Password *

* Type Or Paste Password Here *

60,272 Spam Comments Blocked so far by Spam Free Wordpress

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>